Ventiduemila coppie dello stesso sesso hanno beneficiato della legge sulle Unioni Civili dal 2016; secondo le associazioni, considerando anche i matrimoni celebrati all’estero, la cifra supera le 30mila. La maggior parte di queste unioni riguarda uomini che vivono nelle grandi città. Monica Cirinnà, prima firmataria della legge, evidenzia il coraggio politico che portò all’approvazione nel 2016, sottolineando come la norma abbia riconosciuto diritti a persone prima invisibili agli occhi della politica e della società. Tuttavia, la legge non equipara completamente le Unioni Civili al matrimonio: non è previsto l’obbligo di fedeltà, è vietata l’adozione congiunta e la genitorialità viene riconosciuta solo al genitore biologico, mentre l’adozione del figlio del partner è rimessa ai tribunali. La rimozione dell’articolo 5 relativo alla genitorialità fu determinata da equilibri politici. L’attivista Franco Grillini definisce la riforma una rivoluzione che ha cambiato la visione della famiglia nel Paese e si augura la futura estensione del matrimonio civile alle coppie omosessuali. Anche Alessandro Zan (PD) considera le unioni civili un importante avanzamento, pur ritenendo la legge ormai superata: per questo ha presentato una nuova proposta affinché venga riconosciuto il matrimonio egualitario, le adozioni per single e coppie dello stesso sesso, e la procreazione medicalmente assistita. Zan critica il governo Meloni per i tentativi di limitare i diritti dei figli delle coppie omosessuali, sottolineando la necessità di una riforma organica del diritto di famiglia per superare le attuali disuguaglianze.
La rivoluzione delle Unioni Civili, ‘uno squarcio alla bigotteria’
