Nel referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, un ruolo decisivo lo hanno avuto gli elettori solitamente poco attivi, chiamati ‘dormienti’, che hanno partecipato numerosi esprimendosi prevalentemente contro la riforma: la loro incidenza sul voto negativo è stimata tra il 57,7% e il 65%. L’affluenza complessiva ha sfiorato il 59%. Anche all’interno dei partiti si sono registrati comportamenti differenti: tra gli elettori di centrodestra, le percentuali di sostegno al sì sono state più basse rispetto al previsto, con Forza Italia e Noi Moderati all’82,1%, Lega all’85,9% e Fratelli d’Italia all’88,8%. Nel centrosinistra, il no è prevalso: PD 90,4%, M5S 87%, Avs 93,1%. Molti contrari hanno motivato la loro scelta con la difesa della Costituzione (61%) o come segnale di opposizione politica al governo attuale (31%). I giovani si sono schierati in gran parte per il no, anche grazie a campagne sui social. Dal punto di vista territoriale, il sì ha prevalso solo in Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Veneto; in tutte le altre regioni, compresi diversi territori amministrati dal centrodestra, ha dominato il no, con picchi in città come Napoli (75%), Bologna e Palermo (68%). L’affluenza è risultata più bassa al Sud rispetto al centro-Nord. I sì sono stati circa 12,4 milioni, una cifra superiore a quella raccolta dalla maggioranza di governo nelle politiche del 2022. I no hanno raggiunto 14,4 milioni, ben oltre i consensi sommati di centrosinistra e M5S nelle ultime politiche. Secondo gli analisti, la principale novità di questa consultazione è la massiccia partecipazione di elettori non schierati o anti-partitici, che difficilmente torneranno a votare alle prossime elezioni politiche; per i principali partiti, invece, la tenuta dei voti è sostanzialmente confermata.
L’analisi del voto, spinta dagli elettori dormienti e il fattore moderato
