Dall’autopsia condotta sul corpo di Abderrhaim Fakir, il 42enne marocchino deceduto durante un fermo di polizia al Pilastro di Bologna, emergono i primi elementi: presenza di sangue nei polmoni e schiacciamento polmonare. Gli specialisti stanno cercando di stabilire se queste condizioni siano dovute a un uso eccessivo della forza da parte degli agenti, oppure alle manovre rianimatorie effettuate dai volontari della Croce Rossa. Rimane inoltre da chiarire se il sangue nei polmoni sia legato all’eventuale assunzione di cocaina o a una compressione eccessiva.

Fabio Anselmo, legale della famiglia Fakir, ha parlato di ‘quadro asfittico da compressione’, sottolineando la necessità di attendere le conclusioni delle perizie. Sul fronte opposto, l’avvocato dei due poliziotti coinvolti, Gabriele Bordoni, riferisce che dalla prima analisi non sono emersi segni di violenza o fratture attribuibili agli agenti. Il medico legale Benedetto Vergari, coinvolto per la Croce Rossa, invita invece alla cautela, aspettando l’esito di ulteriori accertamenti, compresi quelli istologici e tossicologici.

Contestualmente, le indagini proseguono anche per ricostruire la presenza e le condizioni di Fakir quella domenica mattina: risulta che l’uomo fosse già seguito dal centro di salute mentale, dove era stato indirizzato dopo un accesso al pronto soccorso per problemi psichiatrici. Intanto, il caso continua a suscitare polemiche pubbliche e nuove manifestazioni sono previste al Pilastro per commemorare Fakir. I rilievi su quanto accaduto e sulle cause effettive del decesso proseguiranno nei prossimi giorni.