Secondo il parere dell’avvocato generale della Corte di giustizia UE, Nicholas Emiliou, il protocollo tra Italia e Albania, che prevede la gestione in territorio albanese di centri per il trattenimento e il rimpatrio dei migranti sotto giurisdizione italiana, è compatibile con le norme dell’Unione Europea sul rimpatrio e l’asilo, purché vengano garantiti tutti i diritti dei migranti. Emiliou precisa che il diritto UE non impedisce a uno Stato di istituire centri al di fuori dei suoi confini, ma lo obbliga al rispetto di meccanismi quali l’assistenza legale, l’interpretazione linguistica e il mantenimento dei contatti con familiari e autorità, con particolare attenzione a minori e soggetti vulnerabili. La questione è stata sollevata dopo il ricorso delle autorità italiane contro la decisione della Corte d’appello di Roma, che aveva negato la convalida dei decreti di trattenimento di migranti trasferiti in Albania, in seguito all’orientamento del Tribunale di Roma che non aveva riconosciuto la legittimità della detenzione di migranti soccorsi nel Mediterraneo e provenienti da Paesi definiti ‘sicuri’ come Egitto e Bangladesh. Emiliou sottolinea inoltre che la normativa UE consente ai richiedenti protezione internazionale di rimanere in attesa della decisione sulla loro domanda, senza però garantire il diritto di essere riportati nello Stato membro, imponendo comunque agli Stati l’obbligo di garantire accesso effettivo alla giustizia e un rapido riesame giurisdizionale. La decisione finale della Corte di giustizia UE è attesa nei prossimi mesi. La premier Giorgia Meloni, commentando il parere dell’avvocato generale, ha dichiarato che la posizione conferma la validità della scelta del governo, ritenendo che due anni siano stati persi a causa di interpretazioni giudiziarie considerate forzate e infondate.
L’avvocato della Corte Ue: ‘I cpr in Albania sono conformi’. Meloni: ‘Persi due anni per letture giudiziarie forzate’
