L’intelligenza artificiale (IA) si sta diffondendo nei laboratori farmaceutici, accelerando la ricerca e riducendo i tempi per lo sviluppo di terapie. Ad oggi, il 62% delle aziende del settore utilizza soluzioni di IA nella ricerca e sviluppo, e si prevede una crescita ulteriore del 45% nei prossimi cinque anni. Il settore farmaceutico globale cresce con un tasso medio annuo del 40%. Le agenzie regolatorie si stanno preparando per gestire questi cambiamenti, come evidenziato in un dossier dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa).

Attualmente, sviluppare un nuovo farmaco richiede in media dieci anni e oltre due miliardi di euro. Grazie alla cosiddetta Augmented R&D, algoritmi di deep learning possono analizzare milioni di composti rapidamente, individuando bersagli terapeutici e prevedendo la tossicità delle molecole ancora prima della sintesi. Secondo il report ‘Digital Continuity’ di Capgemini, questo approccio può ridurre del 30% il tempo di arrivo sul mercato di un farmaco, aumentare del 40% la produttività e abbattere del 25% i costi ingegneristici.

Sono già in fase avanzata di sperimentazione farmaci sviluppati con IA, come il rentosertib per la fibrosi polmonare idiopatica e il Rec-994 per la malformazione cavernosa cerebrale. L’IA viene applicata anche alle malattie neurodegenerative e ai disturbi psichiatrici, consentendo la previsione precoce dell’insorgenza di Alzheimer e Parkinson, oltre a personalizzare i trattamenti per condizioni come depressione e schizofrenia.

Per migliorare il reclutamento negli studi clinici, strumenti come TrialGPT analizzano rapidamente milioni di cartelle cliniche, selezionando i pazienti idonei. Inoltre, i ‘virtual clinical trials’ permettono di simulare scenari terapeutici su coorti virtuali, riducendo costi e rischi di fallimento. L’IA facilita anche il drug repurposing, cioè l’individuazione di nuove indicazioni per medicinali già approvati, contribuendo a tagliare tempi e spese.

Svolge inoltre un ruolo chiave nella medicina personalizzata: incrociando dati genetici, clinici e ambientali, consente di individuare la terapia più adatta a ogni paziente, riducendo eventi avversi e trattamenti inutili.

L’Agenzia Europea per i Medicinali ha elaborato un piano per integrare l’IA nei processi regolatori. Il presidente di Aifa, Robert Nisticò, sottolinea l’importanza di mantenere l’IA al servizio del paziente e di adottare regole chiare e trasparenti. Secondo Giovanni Pavesi, direttore amministrativo di Aifa, sono necessarie nuove figure professionali in grado di integrare conoscenze mediche, informatiche e ingegneristiche. Alcune università italiane, come il Politecnico di Milano, La Sapienza e Sant’Anna di Pisa, stanno già offrendo corsi integrati su bioinformatica e IA per la salute.