Al Teatro Parenti di Milano Giorgia Meloni ha tenuto il suo unico comizio dal vivo per la campagna a favore del referendum sulla giustizia. Sul palco, insieme a giornalisti, magistrati e vittime di malagiustizia, la premier ha sottolineato che la riforma non è contro i magistrati, ma vuole superare quella che il ministro Nordio definisce ‘degenerazione correntizia’. Meloni ha criticato l’influenza delle correnti nella magistratura, assicurando che la riforma è sostenuta anche da magistrati in servizio e non ha una connotazione di parte. Secondo la premier, senza la riforma aumenterebbero i rischi di ingiustizie e carriere facilitate a magistrati negligenti, portando anche al rilascio di persone accusate di gravi reati.

Nel corso dell’evento, la presenza di vari esponenti politici e della società civile – anche non vicini al centrodestra – è stata sottolineata dall’assenza di simboli di partito e dall’invito a partecipare al referendum. Alcuni episodi fuori programma, come la richiesta di dimissioni del presidente Mattarella da parte di un partecipante, hanno movimentato la serata.

Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, da Venezia ha espresso una posizione contraria, affermando che la riforma serve solo al governo per sottrarsi ai controlli di legalità, e criticando l’eventualità che l’esecutivo possa orientare le decisioni della magistratura sui reati da perseguire.

Il sottosegretario Alfredo Mantovano ha commentato su Sky Tg24 le posizioni espresse dal magistrato Gratteri, giudicandole non semplici opinioni, ma minacce, e ha evidenziato che dentro la stessa magistratura si sta creando una frattura tra sostenitori del sì e del no alla riforma.

L’evento milanese si è concluso con l’invito della premier al voto, sottolineando l’importanza di partecipare per una riforma strutturale della giustizia. Sullo sfondo, resta la preoccupazione che le tensioni internazionali e la crisi con l’Iran possano influenzare l’affluenza alle urne.