Il nuovo libro “The Jesus Discoveries: 10 Historic Finds That Bring Us Face-to-Face with Jesus” dello studioso del Nuovo Testamento Jeremiah Johnston sta riscuotendo grande successo nelle classifiche di vendita, raggiungendo la seconda posizione su Amazon Charts nella categoria saggistica e la terza sul New York Times Bestsellers List. Johnston illustra dieci importanti reperti archeologici che, secondo la sua analisi, offrono riscontri storici ai racconti biblici sulla vita, morte e resurrezione di Gesù. Tra questi figurano la Sindone di Torino, i Rotoli del Mar Morto, il cosiddetto “Jesus Cup” datato al 50 d.C., l’Ossario di Giacomo, il Papiro Magdalen e ritrovamenti relativi a Ponzio Pilato.

La Sindone di Torino, al centro dell’indagine presentata da Johnston, è ritenuta da alcuni il sudario che avvolse Gesù, mentre altri la considerano una falsificazione risalente al XIII secolo. La sua particolarità rispetto ad altri teli funerari del I secolo consiste nella presenza dell’immagine di un uomo che ha subito torture e crocifissione. Johnston sottolinea la corrispondenza tra le ferite osservabili nelle immagini della Sindone e le descrizioni della morte di Gesù contenute nella Bibbia. Egli evidenzia anche la presenza di pollini originari della zona di Gerusalemme e alcune caratteristiche tecniche dell’immagine, come lo spessore sottilissimo (0,2 micron). Per la ricostruzione della formazione dell’immagine, il fisico italiano Paolo di Lazzaro ha stimato che per replicarla servirebbe un impulso energetico di vastissime proporzioni in un tempo infinitesimale.

Johnston cita studi recenti che mettono in discussione la datazione al periodo 1260-1390 ottenuta nel 1988 mediante analisi al radiocarbonio, attribuendo quella misura a un campione contaminato. Secondo le più recenti indagini con Wide-Angle X-ray Scattering (WAXS), la Sindone sarebbe invece compatibile con il I secolo. Altra testimonianza, secondo l’autore, sarebbe una moneta del VII secolo su cui comparirebbe una raffigurazione analoga all’immagine della Sindone.

Tra gli altri oggetti di interesse trattati nel volume, la “Jesus Cup” avrebbe un’iscrizione che identifica Gesù come guaritore ed era nota nell’Impero Romano già dal I secolo. Gli ultimi reperti analizzati comprendono anche elementi che confermerebbero l’esistenza di Ponzio Pilato. Johnston afferma che queste scoperte, sostenute da consulenze con archeologi internazionali, fornirebbero evidenze storiche significative sui principali momenti della vita di Gesù, che secondo lui risulta più documentata di qualunque altra figura religiosa dell’antichità.