La fusione nucleare, fenomeno che si verifica naturalmente nel Sole e nelle stelle, è oggetto di intensa ricerca scientifica per replicarla sulla Terra come fonte di energia affidabile. Aziende come Commonwealth Fusion Systems stanno cercando di raggiungere questo obiettivo, ma il percorso si rivela complesso e lungo. I primi esperimenti risalgono agli anni Cinquanta, ma dopo oltre settant’anni gli scienziati non hanno ancora realizzato una centrale a fusione funzionante: le attuali macchine consumano più energia di quella che riescono a produrre. Uno degli ostacoli maggiori riguarda il mantenimento della stabilità del plasma a temperature più elevate di quelle del Sole e la progettazione di materiali che resistano a tali condizioni estreme.
Nel 2022, la National Ignition Facility ha dimostrato per la prima volta che una reazione di fusione può generare più energia di quella utilizzata per innescarla, ma solo in quantità minime e con un bilancio energetico complessivamente negativo a livello d’impianto. Il settore registra comunque progressi, grazie anche al contributo dell’intelligenza artificiale: software sviluppati da aziende come NVIDIA e Google DeepMind monitorano e controllano in tempo reale le reazioni e aiutano a ottimizzare parametri come stabilità e comportamento del plasma.
Nonostante le difficoltà, l’interesse e gli investimenti nel settore sono in crescita: tra luglio 2024 e luglio 2025 sono stati raccolti 2,6 miliardi di dollari tra fondi pubblici e privati, pur rimanendo una cifra molto inferiore rispetto agli investimenti rivolti all’energia tradizionale e alle fonti rinnovabili. Secondo alcuni esperti, come Adam Stein del Breakthrough Institute, la fusione è ancora una soluzione a lungo termine e incerta per il fabbisogno energetico, mentre nell’immediato restano centrali la fissione e le energie rinnovabili.
Tra i critici c’è chi ritiene che la fusione non raggiungerà mai la piena applicabilità sulla rete elettrica; altri, come Elon Musk, auspicano maggiori investimenti nel solare. Tuttavia, numerosi esponenti del settore energetico e politici manifestano ottimismo, sostenendo che nel prossimo futuro potrebbero emergere risultati significativi grazie all’accelerazione tecnologica e alle risorse crescenti impiegate nella ricerca.
