La Corte di Cassazione ha reso definitive le condanne all’ergastolo nei confronti dei genitori di Saman Abbas, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, e dei cugini Ijaz Ikram e Noman Ul Haq. È stata confermata anche la pena a 22 anni di reclusione per lo zio Danish Hasnain. I ricorsi presentati dagli imputati per l’omicidio della giovane pachistana, avvenuto a Novellara nel 2021, sono stati respinti. Secondo l’accusa, Saman Abbas fu uccisa per essersi opposta a un matrimonio combinato e per aver scelto uno stile di vita considerato dai familiari in contrasto con le loro tradizioni. Sono state riconosciute le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi.
L’avvocato Valeria Miari, legale di parte civile e rappresentante del fratello di Saman, Ali Haider, ha sottolineato come la vita di quest’ultimo sia stata segnata in modo irreversibile dalla vicenda, pur facendo affidamento sul supporto istituzionale.
Maria Teresa Manente, responsabile dell’Ufficio legale di Differenza Donna e avvocata di parte civile, ha evidenziato che questa sentenza rappresenta un passaggio fondamentale sia a livello sociale che giuridico. Ha ribadito che Saman è stata uccisa perché ha rifiutato le regole patriarcali imposte dalla famiglia. La conferma delle condanne da parte della Cassazione è vista come un riconoscimento della necessità di tutela per le donne che si trovano in situazioni simili e un richiamo alle istituzioni a riconoscere tempestivamente i segnali di rischio per prevenire altri femminicidi.
Elena Carletti, consigliera regionale e ex sindaca di Novellara, ha ricordato l’impatto profondo che l’omicidio di Saman ha lasciato nella comunità. Ha parlato di una ferita ancora aperta e dell’impegno costante della comunità locale nel condannare ogni forma di violenza di genere, sottolineando il dovere di garantire la libertà di scelta a tutte le donne.
