Secondo gli analisti di Oxford Economics, l’Europa dovrebbe preoccuparsi soprattutto del prossimo inverno piuttosto che dell’attuale ondata di caldo. I rischi per le forniture di gas risultano aumentati, con scorte inferiori rispetto all’anno precedente: al 13 agosto le riserve italiane erano al 78,22%, mentre l’anno scorso erano all’84%; in Germania si registra il 49% rispetto al 65,77% del 2025; a livello europeo le scorte sono al 59,92%, contro il 72,9% dell’anno passato. Gli esperti avvertono che un rincaro del gas potrebbe far salire l’inflazione sopra il 3,5% a fine anno e mantenerla sopra il 3% fino al 2027, influenzando le decisioni sui tassi della Bce. Pur essendo più remote le probabilità di una reale carenza fisica di gas, grazie all’aumento dell’offerta globale di GNL e a nuovi terminal di importazione, permangono rischi legati alla chiusura dello stretto di Hormuz e alle interruzioni della produzione in Norvegia. Inoltre, il gas naturale ha recentemente compensato la minore produzione da idroelettrico e nucleare. L’Unione Europea ha ridotto i consumi di gas del 15-20%, ma una stagione fredda potrebbe far rialzare i prezzi. La Russia rimane un fornitore chiave, coprendo circa il 15% delle importazioni europee; eventuali ulteriori tagli unilaterali potrebbero generare una nuova impennata dei prezzi, obbligando l’Ue a rivedere eventuali embargo. L’Italia risulta particolarmente vulnerabile agli aumenti, essendo tra i paesi più dipendenti dal gas. In Europa esistono differenze nei tempi di adeguamento dei prezzi al consumatore: in Austria e Germania il rialzo si riflette dopo un anno grazie ai contratti a prezzo fisso a 12 o 24 mesi, mentre in Francia, Italia e Spagna l’aggiustamento avviene entro circa un mese e in Olanda quasi immediatamente.