Si sono concluse le tre giornate di Pantelleria Mediterraneo D’Autore, iniziativa ideata e promossa da Myrta Merlino, che ha portato sull’isola ministri, giornalisti, rappresentanti delle istituzioni, studiosi e protagonisti della vita pubblica nazionale.

È giusto riconoscere il valore dello sforzo organizzativo. Non è frequente vedere Pantelleria ospitare un parterre di questo livello, né è semplice costruire un appuntamento capace di richiamare personalità così importanti. Da questo punto di vista l’iniziativa rappresenta un segnale positivo e merita attenzione.

La scelta dell’Hangar Nervi come sede, poi, è particolarmente felice. Uno spazio di grande suggestione, legato alla storia dell’isola, che potrebbe diventare sempre più un luogo simbolico per eventi culturali di respiro nazionale e mediterraneo.

Proprio perché le ambizioni erano elevate, però, è legittimo interrogarsi sui risultati.

La sensazione è che Pantelleria sia stata soprattutto il suggestivo scenario di un dibattito che avrebbe potuto svolgersi quasi identico in qualsiasi altra città italiana. Si è parlato molto degli equilibri geopolitici e della politica nazionale, un po’ meno di Mediterraneo e decisamente poco del ruolo concreto che l’isola potrebbe svolgere in questo contesto e delle sfide che affronta quotidianamente: trasporti, acqua, energia, sanità, destagionalizzazione, agricoltura, giovani, insularità.

Anche la partecipazione della comunità locale è sembrata inferiore alle aspettative di un evento presentato come centrale nel panorama culturale mediterraneo. Il coinvolgimento della popolazione pantesca è apparso limitato, lasciando l’impressione di un appuntamento rivolto prevalentemente agli ospiti, agli addetti ai lavori e a un pubblico già sensibilizzato.

Il livello degli ospiti è stato indiscutibile, l’impressione però è che il dibattito abbia risentito di un’impostazione molto televisiva. Un modello consolidato nel panorama italiano, capace di catturare l’attenzione del pubblico, ma che privilegia il ritmo della conversazione rispetto alla costruzione di un vero confronto culturale. Pantelleria forse meriterebbe un format capace di distinguersi proprio dalla televisione generalista, diventando un luogo di elaborazione culturale più che di semplice rappresentazione del dibattito.

In alcuni panel poi sarebbe stato interessante affiancare alle tesi proposte anche voci rappresentative di interpretazioni diverse. Un confronto tra autori come Antonio Caprarica e Marco Bassani, ad esempio, avrebbe dato maggiore profondità a un tema complesso come il rapporto tra Stati Uniti e Occidente, valorizzando il confronto delle idee più che la semplice esposizione delle tesi.

Infine rimane il tema delle risorse pubbliche. Se il contributo comunale si aggira davvero intorno ai 50.000 euro, è naturale che i cittadini si interroghino sul ritorno di questo investimento. L’idea dell’amministrazione di sostenere un appuntamento ricorrente di alto profilo va nella direzione giusta: Pantelleria ha bisogno di iniziative capaci di elevarne il prestigio culturale e di destagionalizzare l’offerta.

La vera questione non è quindi se investire denaro pubblico, ma come investirlo. Un evento sostenuto dalla collettività dovrebbe coinvolgere maggiormente la popolazione, valorizzare le competenze locali e lasciare all’isola risultati concreti: relazioni istituzionali, opportunità economiche, formazione, progetti permanenti o strumenti di promozione che continuino a produrre effetti anche dopo la chiusura dei lavori.

L’auspicio è che questa iniziativa possa crescere e consolidarsi. Pantelleria non ha bisogno soltanto di ospitare il dibattito sul Mediterraneo. Ha tutte le potenzialità per diventarne uno dei luoghi in cui quel dibattito nasce, cresce e produce idee. Se le prossime edizioni sapranno coinvolgere maggiormente il territorio e lasciare un’eredità concreta alla comunità, “Mediterraneo d’Autore” potrà trasformarsi da prestigiosa rassegna estiva a vero motore culturale e di sviluppo per l’isola.

Il Direttore

Aurelio Mustacciuoli