Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, intervenuto a Bologna durante un evento della Lega, ha sottolineato la necessità di monitorare costantemente l’evoluzione della discussione pubblica sulle guerre, poiché tali temi con il tempo rischiano di trasformarsi in forti contrapposizioni sociali. Ha evidenziato che le manifestazioni legate a questi argomenti sono osservate con attenzione, in particolare quella organizzata dai movimenti antagonisti il 28 marzo a Roma.

Piantedosi si è inoltre espresso in modo critico nei confronti di alcuni magistrati, accusandoli di assumere posizioni ideologiche che metterebbero a rischio il lavoro del governo, riferendosi in particolare alle decisioni riguardanti l’invio dei migranti nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) e in Albania. Secondo il ministro, dietro tali decisioni vi è l’impegno di forze dell’ordine e magistrati, che rischia di essere vanificato da giudizi preconcetti di alcuni esponenti della magistratura.

Nel suo intervento, Piantedosi ha contestato il fatto che alcuni magistrati, ancora in servizio, si esprimano in anticipo sulle leggi approvate dal governo, affermando che determinate norme – come quelle relative ai Cpr in Albania – sarebbero inutili e destinate a fallire. Ha sottolineato che la decisione del governo di collocare nei Cpr persone accusate di reati gravi si basa su valutazioni condivise all’interno dell’apparato giudiziario e di pubblica sicurezza.

Infine, il ministro ha affermato che i Cpr sono strutture utili su tutto il territorio nazionale, incluso a Bologna, senza alcun accanimento specifico verso la città. Piantedosi ha infine fatto riferimento al fatto che a Bologna il 48% dei reati viene commesso da cittadini stranieri, ritenendo quindi normale valutare l’ipotesi di una struttura Cpr anche in questa città.