Quattro giorni dopo il violento terremoto che ha colpito il Venezuela, La Guaira si presenta come una città distrutta, con l’asfalto spaccato e detriti che coprono il lungomare. Numerosi edifici, tra cui condomini e hotel, sono crollati lasciando solo macerie, insegne rotte e strutture deformate. La città, un tempo meta turistica, è ora invasa da tende di sfollati e da resti degli oggetti della vita quotidiana.
La situazione si complica ulteriormente per la presenza di saccheggiatori che si infiltrano fra le macerie, a volte fingendosi volontari, per rubare beni dai palazzi e dai negozi danneggiati, colpendo in particolare i quartieri più poveri. I residenti, non potendosi permettere protezione privata, si organizzano autonomamente per sorvegliare ciò che resta delle loro case. Le forze dell’ordine presidiano i luoghi danneggiati, mentre gli sciacalli operano anche alla luce del giorno.
Nelle aree colpite, le squadre di soccorso provenienti da diverse nazioni, fra cui i vigili del fuoco e la Protezione Civile italiani, continuano a cercare sopravvissuti tra enormi cumuli di detriti. Recentemente, a Caraballeda sono stati estratti vivi un uomo e suo figlio. Attualmente, i vigili del fuoco italiani stanno operando a Macuto dopo aver ricevuto comunicazioni da una donna bloccata con due dei suoi figli sotto le macerie: la trentenne avrebbe dato notizie usando WhatsApp.
Le strade di La Guaira alternano zone di silenzio spettrale a rumori delle operazioni di soccorso. Edifici crollati giacciono ammassati e le piazze ospitano tende di sfollati. Molti cercano tra le rovine gli ultimi oggetti personali, cercando di lenire il dolore della perdita. Mentre gli adulti vigilano, i bambini rimasti raccolgono ciò che resta del loro passato. L’Unicef segnala che 680mila bambini in Venezuela sono ancora alla ricerca di assistenza. Le operazioni di soccorso coinvolgono anche elicotteri americani, in un contesto dove ogni ora che passa riduce le speranze di trovare superstiti.
