Alle 23, ora italiana, è iniziata una tregua di 10 giorni tra Israele e Libano, come annunciato da Donald Trump sui social. Israele e Libano si sono incontrati per la prima volta dopo 34 anni a Washington, insieme al segretario di Stato Marco Rubio. Secondo Trump, l’accordo rappresenta il tentativo di risolvere il decimo conflitto mondiale sotto la sua amministrazione.
Sul fronte Iran, Trump ha dichiarato che Teheran ha accettato di consegnare il proprio uranio arricchito, stando alle informazioni riportate dal Wall Street Journal. Continua l’ottimismo sul possibile raggiungimento di un accordo entro la fine del mese, anche se il presidente ha deciso di inviare ulteriori 10.000 soldati nella regione per aumentare la pressione sull’Iran.
Fonti iraniane riferiscono che durante i colloqui Teheran si è detta pronta a permettere la libera navigazione delle navi attraverso il lato omanita dello Stretto di Hormuz. Proseguono i contatti tra Washington e Teheran tramite mediatori, ma la Casa Bianca ha smentito l’ipotesi di un prolungamento di due settimane della tregua per favorire la diplomazia. Un nuovo giro di colloqui è previsto, ma la data e il luogo non sono ancora decisi; Islamabad potrebbe ospitare i negoziati dopo il 18 aprile, quando il premier pachistano avrà terminato una serie di incontri in Arabia Saudita, Qatar e Turchia.
Il Pakistan ha inviato il ministro dell’Interno Mohsin Naqvi e il capo delle forze armate Asim Munir a Teheran per consegnare un messaggio dagli Stati Uniti e organizzare il nuovo incontro, che dovrebbe vedere la presenza del vicepresidente USA JD Vance e degli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner. Nodi centrali dei negoziati restano il programma nucleare iraniano e la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha affermato che l’Iran non cerca la guerra e sostiene un dialogo costruttivo con gli Stati Uniti, senza però accettare imposizioni. Pezeshkian ha dichiarato a Reuters: “Credo che vogliano raggiungere un accordo a tutti i costi”. Trump ha sottolineato che, secondo lui, l’Iran sarebbe stato gravemente colpito dalle forze americane e impiegherebbe molto tempo per ricostruire.
La Cina segue da vicino la situazione: il ministro degli esteri iraniano Abbas Aragchi ha aggiornato il suo omologo cinese Wang Yi sui negoziati; Pechino ha ribadito di non sostenere militarmente l’Iran. Trump ha confermato di aver ricevuto assicurazioni dirette dalla Cina rispetto al mancato invio di armi a Teheran.
Trump è determinato a chiudere il conflitto con l’Iran, anche a causa delle difficoltà interne e della necessità di rispettare le tempistiche dettate dal Congresso. La legge impone infatti l’approvazione congressuale se le operazioni militari superano i 60 giorni. Si valuta anche un possibile spostamento delle priorità statunitensi su Cuba, con il Pentagono già impegnato nell’elaborazione di piani militari per l’isola.
