Da alcuni giorni tra Spagna e Italia si è instaurata una forte tensione diplomatica, dovuta alla decisione dei due paesi di reintrodurre controlli su passeggeri ai porti e aeroporti. In seguito alla crisi migratoria di Ceuta, Roma ha sospeso per un mese gli accordi di Schengen con la Spagna sulle frontiere aeree e marittime. In risposta, Madrid ha introdotto controlli per i viaggiatori provenienti dall’Italia, che resteranno attivi fino al 7 settembre. I controlli, effettuati su un campione tra il 5 e il 15% dei passeggeri in arrivo, non hanno finora causato particolari disagi nei principali aeroporti spagnoli.

La Farnesina ha potenziato il supporto dei consolati per i cittadini italiani che potrebbero incontrare difficoltà durante i viaggi in Spagna, anche se la situazione è sotto controllo. La decisione rappresenta però una battuta d’arresto nell’unità europea, con Bruxelles che teme conseguenze sullo spazio Schengen e sottolinea la necessità di mantenere la fiducia tra gli Stati membri e puntare su maggiori controlli alle frontiere esterne.

Il governo spagnolo, guidato da Pedro Sanchez, ha giustificato la misura con la crescente pressione migratoria sulla rotta del Mediterraneo centrale, che potrebbe avere ripercussioni sull’ordine pubblico e sulla sicurezza interna. Il governo italiano, invece, aveva respinto la richiesta di Madrid di riaprire i confini, soprattutto a causa degli allarmi per possibili nuovi assalti alle exclave spagnole in Marocco, come Ceuta. Secondo le autorità spagnole e marocchine, dei circa 72.000 migranti arrivati a Ceuta fino a fine luglio, circa 70.000 sono stati rimpatriati in Marocco, mentre ne restano tra 8.000 e 11.000 nella città. L’Associazione marocchina per i diritti umani segnala invece la presenza di 3.500 migranti nascosti tra i quartieri e i boschi dell’area. Il bilancio dei morti tra chi tenta la traversata è stato aggiornato a 141.

Le istituzioni europee continuano a monitorare la situazione e ammoniscono sulla necessità di evitare il ritorno a sistemi di controllo interni prolungati, promuovendo invece soluzioni condivise per gestire la questione migratoria.