Standard & Poor’s ha confermato il rating BBB+ per l’Italia, mantenendo l’outlook positivo assegnato a gennaio. La decisione arriva in un contesto di forti tensioni sui conti pubblici, aggravate dal conflitto in Iran e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, che ha provocato un aumento dei prezzi energetici. Il governo italiano si concentra sul sostegno a famiglie e imprese colpite dai rincari energetici. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, sostiene la richiesta di maggiore flessibilità dalle regole europee per consentire uno sforamento del deficit dedicato alle misure contro il caro energia, analogo a quanto già previsto per le spese di difesa, escludendo invece nuove tasse o tagli alla spesa.
La dipendenza energetica dell’Italia da petrolio e gas mette il Paese tra i più esposti in Europa. Le conseguenze economiche si riflettono sull’aumento dello spread, che è risalito a 78 punti base, e sul rialzo del prezzo del petrolio Wti, che ha superato i 105 dollari. Bankitalia ha segnalato un nuovo record del debito pubblico a 3.159 miliardi di euro, con un aumento di 19,5 miliardi nel solo mese di marzo. Le ultime proiezioni di crescita restano basse: FMI, Banca d’Italia e Commissione europea stimano un aumento del PIL di circa mezzo punto percentuale, mentre l’Ocse indica lo 0,4%, il dato più basso nell’area euro.
L’inflazione ad aprile si è attestata al 2,7%, sostenuta da una crescita del 9,2% dei prezzi energetici e del 5,9% degli alimentari. Secondo Codacons, questi rincari dovrebbero costare alle famiglie italiane quasi 900 euro l’anno, per un impatto complessivo di 23 miliardi. Nel contesto di preoccupazione per la tenuta dei conti pubblici, il debito è atteso crescere oltre il 138% del PIL, in contrasto con gli obiettivi di bilancio strutturale.
Sul fronte monetario, la BCE mantiene un approccio prudente, suggerendo interventi pubblici mirati e cauti per evitare ulteriori pressioni inflazionistiche. Il rischio principale è quello della stagflazione, cioè un mix di alta inflazione e stagnazione economica, che rende difficile la scelta sulla politica dei tassi di interesse. Gli economisti prevedono uno o due possibili rialzi dei tassi nel corso dell’anno, anche se la BCE attende di valutare l’effetto degli shock sui prezzi di energia e alimentari prima di effettuare nuove mosse. L’evoluzione della crisi nello Stretto di Hormuz rimane un fattore chiave per le future decisioni economiche e finanziarie.
