Uno studio condotto da ricercatori cinesi tra il 2009 e il 2023 su circa 25.000 persone ha evidenziato che la durata ideale del sonno per una migliore sensibilità all’insulina è di circa sette ore e diciotto minuti per notte. I risultati, pubblicati su BMJ Open Diabetes Research & Care, mostrano che dormire troppo poco o troppo a lungo rispetto a questa media è associato a una peggior sensibilità all’insulina, uno dei principali fattori di rischio per il diabete di tipo 2. Recuperare il sonno perso durante il weekend non compensa i deficit accumulati durante la settimana e, in alcuni casi, il sonno eccessivo è stato collegato a un peggioramento del metabolismo del glucosio.

Gli autori dello studio sottolineano che si tratta di una ricerca osservazionale, quindi i risultati indicano solo un’associazione, non una relazione di causa-effetto. La durata del sonno è stata infatti auto-dichiarata e non è stata misurata la qualità del sonno; altri fattori dello stile di vita come dieta, stress e i turni di lavoro potrebbero avere un ruolo.

Secondo il medico Marc Siegel, il collegamento tra sonno e insulino-resistenza è già noto perché il sonno favorisce il corretto funzionamento metabolico e la regolazione degli ormoni. Siegel afferma che sia la carenza che l’eccesso di sonno possono contribuire all’insulino-resistenza.

Aaron Pinkhasov, psichiatra della NYU Grossman Long Island School of Medicine, ritiene che il suggerimento di dormire un certo numero di ore per prevenire il diabete sia troppo semplicistico, dato che il sonno rappresenta solo uno degli aspetti della salute metabolica, insieme a genetica, peso corporeo, alimentazione, attività fisica e stress. Pinkhasov consiglia comunque di puntare a dormire tra le sette e le nove ore di qualità per notte, seguendo orari regolari per ridurre il rischio di diabete, sottolineando che il messaggio centrale è l’importanza della regolarità e dell’adeguatezza del sonno, oltre a dieta e attività fisica.

Secondo dati CDC del 2026, oltre 40 milioni di americani, circa il 12% della popolazione, sono affetti da diabete, e oltre 115 milioni hanno una condizione di prediabete.