Il governo italiano ha deciso di espellere Ivan Petrovich Gorbachev e Mikhail Vasilyevich Astakhov, addetti militari dell’ambasciata russa a Roma, accusati di aver fatto da collegamento con due ex agenti italiani arrestati per aver ceduto segreti e informazioni riservate alla Russia. La Farnesina ha dato loro 72 ore per lasciare il Paese, ritenendo le loro attività incompatibili con la Convenzione di Vienna del 1961 sulle relazioni diplomatiche. Il ministro Antonio Tajani ha sottolineato la gravità e l’inaccettabilità dell’ingerenza nei confronti delle istituzioni e della sicurezza nazionale italiana.
La risposta russa è arrivata tramite l’ambasciatore Aleksei Paramonov, che ha criticato l’Italia e dichiarato che Roma tenta invano di limitare l’influenza russa nel Paese. Il ministero degli Esteri russo ha annunciato possibili misure di ritorsione simmetriche.
L’espulsione dei diplomatici russi segue l’inchiesta che ha portato all’arresto degli ex agenti Gavino Raoul Piras e Vincenzo Di Pasquale e all’indagine su quattro carabinieri. Secondo la procura, i dati ceduti riguardavano agenti di intelligence, armamenti destinati all’Ucraina e altri dossier sensibili, contrariamente a quanto sostenuto da Piras, che aveva dichiarato di non aver trasferito informazioni riservate. L’episodio si inserisce in un contesto di crescente tensione tra Italia e Russia, segnato da frequenti scontri diplomatici, accuse di propaganda e disinformazione.
