La Corte d’Assise di Macerata ha condannato all’ergastolo con tre mesi di isolamento diurno Massimo Malavolta, 50 anni, per il femminicidio della moglie Emanuela Massicci, 45 anni, avvenuto il 19 dicembre 2024 nella loro casa di Ripaberarda, Castignano (Ascoli Piceno). Il verdetto accoglie in pieno la ricostruzione della Procura, che ha riconosciuto l’omicidio come pluriaggravato a seguito di reati di maltrattamenti, lesioni e tortura, aggravati da crudeltà, futili motivi, legame coniugale e approfittamento dello stato di difesa ridotta della vittima. Secondo i giudici, Emanuela era stata sottoposta a violenze crescenti per mesi, sfociate in atti di tortura nei giorni precedenti il delitto, anche davanti ai figli minori. Sono stati disposti risarcimenti provvisori di 328 mila euro al padre della vittima e 312 mila euro ciascuno alla madre e ai due figli. La famiglia della donna, attraverso le parole del padre Lodovico Massicci, ha espresso dolore per la perdita subita e ha sottolineato come la condanna non possa attenuare la sofferenza. Il procuratore Umberto Monti ha sottolineato il riconoscimento della tortura e l’esclusione di disturbi mentali dell’imputato, affermando che gli accertamenti medico-legali hanno mostrato un quadro di estrema brutalità. L’avvocato Nazario Agostini, rappresentante dei genitori della vittima, ha evidenziato come la condotta dell’imputato, durata oltre un anno, non fosse dovuta a incapacità mentale. L’avvocata Cristina Perozzi, per i figli della coppia, ha indicato che la sentenza trasmette un messaggio sull’impegno dello Stato nella prevenzione di simili tragedie. La difesa, tramite l’avvocata Saveria Tarquini, ha annunciato l’intenzione di ricorrere in appello, sostenendo l’esistenza di un grave danno cerebrale ritenuto dai giudici non sufficiente a compromettere la capacità di intendere e volere.