Il fenomeno del ‘tanmaxxing’, una tendenza popolare tra la Generazione Z sui social media, prevede l’esposizione intensa e prolungata al sole, spesso combinata con l’uso di oli, bronzer e altri prodotti per potenziare l’abbronzatura. Alcuni utenti mostrano linee di abbronzatura evidenti e talvolta rinunciano alle protezioni solari, oppure ricorrono anche all’uso di lettini abbronzanti per intensificare il risultato.
Gli esperti dermatologi sottolineano i pericoli di questa pratica: non esiste una ‘abbronzatura naturale sicura’. Il dottor Michael Tassavor, dermatologo specializzato in tumori della pelle, ricorda che l’abbronzatura è una risposta di stress della pelle che indica già un danno al DNA. Le autorità sanitarie, tra cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità, classificano i raggi UV e i lettini abbronzanti come cancerogeni di Gruppo 1, al pari di sostanze come il tabacco e l’amianto. Utilizzare lettini abbronzanti prima dei 35 anni può aumentare il rischio di melanoma del 75%.
Tra le false convinzioni diffuse vi sono la credenza che saltare la crema solare favorisca un’abbronzatura migliore e che una ‘base abbronzata’ protegga da future scottature: entrambe smentite dagli esperti. La vitamina D, importante per la salute ossea, può essere ottenuta tramite dieta e integratori, con la pelle generalmente in grado di assorbirne a sufficienza da esposizioni solari occasionali.
L’esposizione al sole può avere effetti positivi sull’umore, ma secondo specialisti come il dottor Tassavor non è necessario esporsi intenzionalmente per beneficiarne. Una corretta protezione solare – con crema SPF 30 da riapplicare ogni due ore – viene consigliata per evitare danni alla pelle. Invece, l’uso di lettini abbronzanti dovrebbe essere evitato, poiché anche piccole dosi di radiazioni UV accelerano l’invecchiamento cutaneo e aumentano il rischio di tumori.
