La riforma della medicina generale proposta dal ministro della Salute Orazio Schillaci è stata criticata dai medici per i suoi contenuti e per l’assenza di coinvolgimento delle categorie interessate. Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo), ha contestato il carattere della riforma, sottolineando che rischia di trasformare il medico di famiglia in un dipendente che tutela gli interessi delle aziende invece della salute dei cittadini. Il provvedimento, ancora privo di un testo legislativo definitivo, prevede due canali: da un lato medici con una convenzione riformata con le Regioni e vincoli per le Case di Comunità, dall’altro medici con rapporto di dipendenza.

La Fimmg, principale sindacato della categoria, ha definito la misura pericolosa, inattuabile e non condivisa con i medici, chiedendo alla presidente del Consiglio Meloni di fermare l’iter. Secondo Fimmg, la riforma potrebbe allontanare i giovani medici dalla medicina generale, causare un aumento degli accessi impropri al Pronto Soccorso, peggiorare la gestione delle cronicità e ampliare le disparità territoriali.

I pediatri della Fimp ritengono condivisibile il rafforzamento della sanità territoriale e delle Case della Comunità, ma criticano i modelli proposti dall’alto. La Federazione Cimo-Fesmed avverte il rischio di una competizione tra medici che destabilizzerebbe il servizio sanitario.

Sul piano politico, le opinioni sono contrastanti: la senatrice del Movimento 5 Stelle Mariolina Castellone vede nella proposta alcuni spunti positivi, mentre il deputato Pd Gian Antonio Girelli critica l’assenza di un confronto con gli operatori. I presidenti delle Regioni Calabria e Lazio, Roberto Occhiuto e Francesco Rocca, mostrano apertura verso la riforma, definendola un punto di partenza in attesa di leggere il testo completo.