Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha annunciato il rifiuto di sostenere la dichiarazione finale del secondo International Migration Review Forum, svoltosi presso la sede delle Nazioni Unite a New York dal 5 all’8 maggio. Secondo il governo americano, il documento promosso dall’ONU sostiene un’immigrazione sostitutiva negli Stati Uniti e in Occidente, minando la sovranità nazionale. Gli USA non hanno partecipato al forum e intendono confermare l’opposizione al Global Compact for Safe, Orderly and Regular Migration, un patto adottato nel 2018 che secondo le Nazioni Unite costituisce un quadro di cooperazione per migliorare la governance delle migrazioni tra i diversi paesi.
Il Dipartimento di Stato ha definito l’apertura a una migrazione di massa causa di crisi sociali ed economiche interne, attribuendo alle agenzie ONU e ai loro partner il compito di facilitare i flussi migratori verso il territorio americano e la redistribuzione delle risorse nazionali. Ha inoltre accusato le organizzazioni internazionali di promuovere canali migratori dall’America Centrale verso il confine statunitense, sostenendo che i costi dell’immigrazione ricadano sui lavoratori americani che si trovano a competere su lavoro, casa e servizi sociali.
Nel comunicato, si afferma che l’obiettivo degli Stati Uniti non è gestire la migrazione, ma promuovere la “remigrazione”. Il Global Compact viene descritto come “non giuridicamente vincolante” dalle stesse Nazioni Unite, che sottolineano anche il rispetto della sovranità degli Stati nella definizione delle proprie politiche migratorie. Tuttavia, per il Dipartimento di Stato, il patto rappresenta l’imposizione di standard che limitano la capacità decisionale democratica della nazione.
Infine, il Dipartimento ha contestato la definizione di migrazione “sicura, ordinata e regolare” proposta dal documento, sostenendo che la realtà ha comportato invece problemi di sicurezza, pressioni economiche e tensioni sociali nei paesi occidentali.
