Dopo l’abbattimento di un F-15E e di un A-10 Warthog statunitensi in Iran, proseguono le ricerche del pilota americano disperso. Le forze americane utilizzano squadre specializzate per il recupero di personale e attrezzature in territorio nemico, considerata la priorità data al ritrovamento del secondo pilota dopo il primo abbattimento registrato durante l’Operazione Epic Fury. Dall’altra parte, l’Iran sfrutterebbe la cattura di un pilota come leva nei negoziati con Washington, secondo la consolidata politica degli ostaggi. Media iraniani raccontano la mobilitazione di civili armati, tribù locali e forze militari nella regione montuosa del Khuzestan, attratti anche da una ricompensa per la cattura dell’aviatore americano, mentre le autorità smentiscono per ora che sia stato trovato.
Il presidente USA Donald Trump ha lanciato un nuovo ultimatum a Teheran, imponendo un termine di 48 ore per la firma di un accordo o la riapertura dello Stretto di Hormuz, minacciando dure reazioni in caso di rifiuto. Il governo iraniano ha rigettato la minaccia, definendo le parole di Trump “impotenti, nervose e squilibrate”. Il comando centrale di Khatam al-Anbiya ha avvertito che “le porte dell’inferno si apriranno” per gli Stati Uniti e Israele in caso di escalation, ribadendo la determinazione di Teheran a resistere.
Secondo le autorità iraniane, i due caccia statunitensi sarebbero stati abbattuti con nuovi sistemi di difesa nazionali. Restano sospetti sulla Cina per presunti aiuti nella ricostruzione del programma missilistico iraniano e per la fornitura di informazioni di intelligence attraverso aziende private, anche se Pechino, secondo quanto riferito, starebbe prendendo le distanze ufficialmente. Il Pentagono riferisce che dall’inizio dell’Operazione Epic Fury, circa cinque settimane fa, sono stati registrati 365 militari americani feriti, 13 morti e sette aerei distrutti, con costi finanziari in aumento.
Come ulteriore pressione su Teheran, gli Stati Uniti hanno revocato la residenza a due parenti dell’ex generale Soleimani, considerate sostenitrici del regime iraniano, in attesa di espulsione.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che la posizione dell’Iran è stata travisata dai media americani e ha sottolineato la gratitudine verso il Pakistan per gli sforzi diplomatici, ribadendo l’intenzione di ottenere una soluzione definitiva alla guerra, ma respingendo l’ultimatum americano.
