Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato, in un’intervista a Fox News, che le autorità iraniane hanno “il controllo totale” della situazione dopo più di due settimane di proteste duramente represse. Araghchi ha sottolineato che, dopo alcuni giorni di “operazioni terroristiche”, ora nel Paese regna la calma. Intanto l’Iran ha emesso un avviso per la chiusura dello spazio aereo, consentendo solo i voli internazionali autorizzati.
Nel contesto di crescenti tensioni, Washington ha ritirato parte del personale dalla base in Qatar e da altre postazioni mediorientali, seguito anche dagli inglesi, in risposta a minacce di possibili ritorsioni iraniane. Secondo fonti europee, un’operazione militare statunitense appare probabile e potrebbe avvenire entro pochi giorni. Il presidente Donald Trump ha minacciato “azioni molto forti” contro Teheran in caso di condanne a morte dei manifestanti, ma successivamente ha riferito di essere stato informato che le uccisioni in Iran si sarebbero fermate.
Tre Paesi arabi alleati degli Stati Uniti — Arabia Saudita, Qatar e Oman — stanno tentando mediazioni diplomatiche per evitare un’escalation militare, temendo ripercussioni su sicurezza ed economia dell’area. Il Consiglio per la sicurezza nazionale statunitense si è riunito per valutare diverse opzioni d’intervento, escludendo l’invio di truppe di terra o un coinvolgimento prolungato. Tra le ipotesi figurano attacchi mirati contro infrastrutture legate ai servizi di sicurezza iraniani o cyberattacchi. Alcuni Paesi arabi, però, sono riluttanti a consentire l’uso delle proprie basi per eventuali offensive aeree.
Il Regno Unito ha annunciato la chiusura temporanea della propria ambasciata a Teheran, trasferendo le operazioni da remoto e aggiornando le indicazioni di viaggio. Anche il gruppo Lufthansa, insieme alle sue compagnie consociate, ha deciso di evitare lo spazio aereo iraniano e iracheno fino a nuovo avviso, a causa delle attuali tensioni in Medio Oriente.
