Donald Trump ha sospeso temporaneamente gli attacchi contro l’Iran per favorire la diplomazia, ma ha avvertito che, se i negoziati non daranno risultati rapidi, gli Stati Uniti sono pronti a un intervento militare più duro. La situazione sta creando tensioni anche all’interno dell’amministrazione, con crescenti dubbi sulla gestione del capo del Pentagono, Pete Hegseth, che perde consensi sia tra i repubblicani che nel Dipartimento della Difesa, nonostante Trump continui a difenderlo pubblicamente. Il conflitto con l’Iran, previsto inizialmente come breve, è ormai al quinto mese senza prospettive di conclusione, mentre la guerra sta logorando la presidenza e restringendo le opzioni a disposizione del presidente. I colloqui con Teheran sono in corso, ma il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha precisato che le discussioni sullo Stretto di Hormuz coinvolgono solo l’Oman e non gli Stati Uniti. Trump ribadisce di avere ancora armi a disposizione, smentendo che la sospensione degli attacchi sia dovuta a carenze di munizioni, e insiste sull’importanza di mantenere lo Stretto aperto per ridurre le pressioni economiche, soprattutto dopo i nuovi attacchi dei ribelli Houthi agli impianti petroliferi sauditi. Intanto, tramite i suoi social, Trump ha diffuso immagini create con intelligenza artificiale che lo ritraggono in atteggiamenti bellicosi, alimentando preoccupazioni tra i repubblicani sulle possibili ripercussioni di un’ulteriore escalation militare.