La premier Giorgia Meloni, insieme al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ha visitato il cantiere Tav di Chiomonte dopo i violenti scontri avvenuti durante la marcia No Tav in Val di Susa, nell’ambito del Festival dell’Alta Felicità. Meloni ha definito gli eventi come ‘violenza organizzata’ e ha sottolineato l’impegno del governo nell’assicurare i responsabili alla giustizia.

Nel corso delle operazioni di controllo le forze dell’ordine hanno rafforzato la sicurezza nella zona, identificando oltre mille attivisti incrementando i controlli nei pressi di Venaus. Nell’inchiesta della Procura di Torino è ipotizzato il reato di devastazione; per due dei quattro antagonisti fermati è stato disposto l’allontanamento dall’Italia per tre anni.

Durante gli scontri, 120 operatori delle forze dell’ordine sono rimasti feriti e i danni al cantiere sono ancora in fase di stima, con una prima valutazione vicina al milione di euro; tra le perdite anche diverse centraline ambientali. Il direttore generale di Telt, Maurizio Bufalini, ha definito l’attacco come il più grave dal 2011 per i cantieri della Torino-Lione.

L’opposizione, per voce della segretaria Pd Elly Schlein, ha accusato il governo di strumentalizzare i fatti, ribadendo la necessità di condannare la violenza e di favorire la collaborazione tra istituzioni per isolarla. Il presidente del Piemonte, Alberto Cirio, ha annunciato la costituzione della Regione come parte civile nei procedimenti successivi agli scontri.

Nel movimento No Tav, è emersa una rivendicazione collettiva delle azioni, con la dichiarazione che l’ingresso nel cantiere è stato condiviso. Le autorità segnalano una rinnovata collaborazione tra blocchi anarchici e antagonisti marxisti. I sindacati di polizia, tramite i propri rappresentanti, richiedono migliori protezioni, addestramento e regole d’ingaggio chiare oltre a una risposta efficace della giustizia.