Negli ultimi cinque anni, il settore turistico italiano ha visto una notevole diminuzione delle imprese alberghiere tradizionali, calate del 5,2% con una perdita di 1.604 unità, arrivando a 29.199 attività a livello nazionale. Le regioni più colpite sono il Lazio (-13,3%), le Marche (-12,9%) e il Molise (-10,1%), mentre le zone tipiche per il turismo invernale come Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta mantengono maggiore stabilità. Bolzano, Rimini, Roma e Napoli si confermano poli centrali per l’offerta alberghiera, nonostante le flessioni.

Parallelamente, gli alloggi per vacanze e soggiorni brevi hanno avuto una forte crescita del 42,1%, con più di 13.000 nuove imprese, raggiungendo quota 44.801. Questo aumento si registra soprattutto nelle grandi città d’arte e nelle mete turistiche più attrattive durante il periodo natalizio: Napoli (+98,1%), Milano (+75,9%), Roma (+33,8%), Firenze (+21,3%), oltre che in numerose province del Sud e isole. Il fenomeno è favorito dalla diffusione delle piattaforme digitali e riflette una preferenza dei viaggiatori per soluzioni flessibili, mirate a brevi soggiorni durante festività e eventi.

Il comparto della ristorazione con servizio al tavolo mostra invece una certa stabilità, segnando una crescita nazionale del 2,3% rispetto al 2021, con 159.494 imprese. Gli incrementi più marcati si notano in Sicilia (+10,5%), Sardegna (+8,3%) e Calabria (+6,0%), mentre alcune regioni del Centro-Nord riportano leggere diminuzioni. Roma (13.927 imprese), Milano (8.954), Napoli (7.574) e Torino (6.127) guidano la classifica per numero di attività, con segnali di crescita anche in province come Palermo, Cagliari, Trapani e Siracusa. Il settore mantiene così il suo ruolo centrale nell’economia e nella vita sociale dei territori, in particolare durante le festività.