Michelangelo Onigi, 105 anni, originario di Ceccano e residente a Orvieto, racconta un episodio indelebile legato alla Seconda guerra mondiale. Durante la ritirata tedesca e l’avanzata dei carri armati russi, Onigi sentì piangere un bambino rimasto orfano dopo la morte dei genitori, colpiti da una granata. Lo raccolse e riuscì a calmarlo, un ricordo che conserva con particolare emozione. Nel corso del conflitto, Onigi fu fatto prigioniero dai tedeschi, trasferito prima nei pressi di Atene, poi deportato nel campo di concentramento di Buchenwald e in altri lager. Ricorda condizioni durissime: la fame, il lavoro nelle trincee contro i carri armati russi e la raccolta di patate. Un altro episodio doloroso riguarda l’arrivo delle SS, che dopo la prigionia tentarono di arruolare ragazzi giovanissimi; di fronte al loro rifiuto, li uccisero e li lasciarono esposti per giorni. Dopo la fine della guerra Onigi diventò agente di polizia, ma il ricordo della sofferenza vissuta non lo ha mai abbandonato. Sottolinea come la guerra non abbia vincitori e provoca solo sofferenza, evitando oggi di seguire le notizie internazionali perché troppo dolorose per lui.
Un reduce da Buchenwald: ‘La guerra divorava tutto ma salvai un bambino’
