Il recente aumento delle tensioni in Medio Oriente, in particolare tra Iran, Stati Uniti e Israele, ha portato a significative interruzioni nella zona dello Stretto di Hormuz, uno snodo fondamentale per il commercio globale di petrolio e gas naturale. Il passaggio, largo circa 34 chilometri nel punto più stretto tra Iran e Oman, permette il transito di circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno e di una quota importante del gas naturale liquefatto mondiale. A seguito di attacchi e ritorsioni nella regione, diverse compagnie di navigazione stanno valutando la sicurezza del passaggio, causando rallentamenti e blocchi nelle spedizioni di petrolio e prodotti raffinati. La compagnia Maersk ha annunciato la sospensione dei transiti nello Stretto di Hormuz, mentre le principali compagnie assicurative marittime hanno iniziato a revocare le coperture contro i rischi di guerra nelle acque vicine all’Iran, creando ulteriori problemi per il settore dei trasporti. Anche la produzione è stata colpita: il Qatar ha fermato la produzione di gas naturale liquefatto dopo aver subito attacchi a due impianti, mentre l’Arabia Saudita ha interrotto le attività nella sua più grande raffineria dopo un attacco con droni. L’Iraq ha cominciato a ridurre la produzione e alcune raffinerie asiatiche stanno tagliando la capacità produttiva; il Qatar ha inoltre fatto scattare la clausola di forza maggiore, avvisando i clienti dell’impossibilità di garantire le forniture. Secondo gli analisti, se queste interruzioni dovessero protrarsi per settimane, potrebbero verificarsi pesanti ripercussioni sui mercati globali dell’energia, con il rischio di aumenti record dei prezzi del petrolio.