Lo scorso giugno, studenti della Wilberforce University, la più antica università privata storicamente afroamericana degli Stati Uniti, e della Touro University, maggiore istituto ebraico di istruzione superiore negli USA, hanno partecipato a un programma congiunto in Polonia. Durante una tappa a Varsavia, una commessa si è rifiutata di consegnare il resto direttamente nella mano di una studentessa nera, episodio che ha aperto profonde riflessioni sul pregiudizio ancora presente. Subito dopo, i compagni — afroamericani ed ebrei — hanno deciso di affrontare il viaggio uniti, affrontando insieme sguardi ostili e difficoltà.
Il progetto, parte della RISE Leadership Initiative ideata da Jack Simony della Auschwitz Jewish Center Foundation, ha previsto incontri a New York con sopravvissuti dell’Olocausto e, poi, visite in luoghi simbolici della memoria, come Treblinka e Auschwitz-Birkenau. Gli studenti hanno condiviso pasti, emozioni e storie personali, sviluppando una comprensione reciproca che va oltre quanto può trasmettere un seminario.
Il percorso ha permesso loro di confrontarsi con l’eredità storica sia della Shoah sia della schiavitù africana. Mentre gli studenti ebrei hanno vissuto il viaggio come una continuazione della memoria familiare, i loro colleghi afroamericani hanno testimoniato la perdita delle proprie radici a causa della schiavitù. Questo scambio ha permesso di cogliere le analogie tra le due storie di sofferenza e resistenza.
L’iniziativa suggerisce che solo esperienze condivise e concrete possono favorire relazioni solide tra studenti di background diversi, più efficaci di semplici dichiarazioni ufficiali o corsi contro la discriminazione. Gli organizzatori sottolineano l’importanza di creare programmi di incontro autentico: il prossimo capitolo del progetto porterà gli stessi partecipanti in Ghana, per affrontare sul campo la memoria della tratta transatlantica degli schiavi, proseguendo così un percorso di reciproco riconoscimento delle rispettive eredità storiche.
