Il presidente Donald Trump ha annunciato nuovi dazi su sessanta economie, tra cui il Canada, con l’accusa di pratiche di lavoro forzato. Questa decisione ha sollevato un dibattito tra economisti sull’impatto finanziario, stimando un gettito simile a quello dei precedenti dazi, pari a circa 950 miliardi di dollari in dieci anni. Un recente rapporto della Casa Bianca segnala una crescente preoccupazione riguardo all’uso di paesi terzi per aggirare i dazi statunitensi. Sono oltre quaranta le nazioni considerate a rischio, tra cui Cina, Panama, Messico, Colombia, Brasile, Argentina, Cile, Perù, Costa Rica e Repubblica Dominicana. La pratica del transhipment consiste nell’inviare merci attraverso paesi intermedi per modificare l’origine doganale e beneficiare di tariffe più basse. Il rapporto, intitolato ‘The Great Transshipment Scam’ e redatto dall’Ufficio per la Politica Commerciale e della Manifattura della Casa Bianca, sottolinea come la Cina sia l’esempio principale di questa pratica. Dopo l’introduzione dei dazi del 2018 contro la Cina, il deficit commerciale diretto tra Stati Uniti e Cina è diminuito, ma le esportazioni cinesi hanno iniziato a transitare attraverso altri paesi, con lievi lavorazioni o cambiamenti di etichettatura per simulare una diversa origine. Queste manovre hanno favorito la creazione di reti globali di hub produttivi, zone franche, magazzini doganali e centri di riesportazione. Si stima che tale pratica privi il Tesoro USA di 19-26 miliardi di dollari l’anno. Le valutazioni pubbliche e private indicano il valore delle merci coinvolte tra 34,2 e 303 miliardi di dollari annui. L’amministrazione Trump ha annunciato l’uso dell’intelligenza artificiale da parte della dogana statunitense per individuare i casi sospetti, con la possibilità di applicare retroattivamente i dazi per circa un anno in caso di frode sull’origine dei prodotti. Il rapporto anticipa il prossimo incontro di settembre tra il presidente cinese Xi Jinping e le autorità statunitensi a Washington.