Un giudice federale ha annullato le restrizioni imposte dal Pentagono ai giornalisti, che prevedevano il ritiro dell’accredito e la limitazione delle informazioni diffondibili sulla guerra in corso con l’Iran. Queste misure avevano portato all’esclusione di molte testate storiche, come New York Times, Washington Post, Wall Street Journal, ABC, NBC, CBS e Fox News. La sentenza rappresenta una vittoria importante per la libertà di stampa, anche se il Pentagono ha annunciato ricorso.

Secondo il giudice Paul Friedman, la sicurezza nazionale si basa su una stampa libera e su un’opinione pubblica informata e ogni altro approccio mette a rischio la democrazia, come sancito dal Primo Emendamento da oltre due secoli. Le nuove regole prevedevano che i giornalisti potessero attingere solo da fonti ufficialmente autorizzate dal Dipartimento della Difesa, una condizione che, secondo il tribunale, avrebbe avvantaggiato solo le versioni favorevoli fornite dalla leadership militare e penalizzato i cronisti critici.

Vari personaggi con posizioni politiche spinte, come Mike Lindell (LindellTV), Matt Gaetz (One America News), Laura Loomer e James O’Keefe, risultavano ancora accreditati presso il Pentagono, mentre giornalisti di grandi media erano stati esclusi. Parallelamente, il presidente Trump ha criticato aspramente la stampa, accusandola di diffondere notizie negative e di rivelare solo tragedie per danneggiare la sua immagine, mentre lui stesso ha concesso livelli di accesso senza precedenti al mondo dei media, inclusi frequenti incontri stampa e contatti telefonici diretti.

Il segretario della Difesa Pete Hegseth aveva dato l’autorità di revocare gli accrediti ai giornalisti considerati ‘a rischio sicurezza’, sostenendo che alcune testate enfatizzassero le notizie negative e le perdite statunitensi. Secondo il giudice però, queste politiche puntavano a isolare i giornalisti non graditi e sostituirli con figure più allineate alla leadership.

La decisione giudiziaria è stata accolta positivamente dall’associazione dei giornalisti accreditati presso il Pentagono, che aveva definito incostituzionale la nuova politica di rilascio dei pass stampa. Il dibattito si colloca sullo sfondo della difficile copertura della guerra con l’Iran, dove temi come il blocco dello Stretto di Hormuz, la sicurezza degli americani nei paesi arabi e il rincaro dei prezzi del petrolio richiedono domande scomode e approfondite, possibili solo grazie a una stampa libera e presente nelle sedi istituzionali.