Nel periodo di Memorial Day, aumentano in modo significativo le truffe informatiche ai danni dei veterani statunitensi. I truffatori utilizzano dati provenienti da registri militari, informazioni pubbliche e database governativi per costruire profili dettagliati delle vittime, sfruttando la loro esposizione dovuta al servizio militare. Documenti come il DD-214, necessari per accedere a benefici e servizi, spesso finiscono nelle mani di broker di dati che li rivendono anche a malintenzionati. Questi dati, una volta immessi nel circuito dei data broker, circolano legalmente su siti di ricerca persone e segmenti di marketing, da cui i truffatori li acquistano per pochi dollari.
Secondo la Federal Trade Commission, nel 2024 militari, veterani e loro famiglie hanno segnalato perdite per 584 milioni di dollari, con i veterani che da soli hanno perso 419 milioni, e un danno mediano per persona di 700 dollari. Una ricerca AARP del 2025 riporta che il 27% dei veterani, pari a oltre 5 milioni di individui, ha subito perdite economiche a causa di frodi, e il 39% ha ricevuto proposte da falsi rappresentanti di enti pubblici. Le truffe più comuni includono falsi operatori del Department of Veterans Affairs (VA) che chiedono dati personali, schemi fraudolenti per il pensionamento (pension poaching) e l’offerta di formazione tramite scuole inesistenti o poco affidabili con la promessa di accesso facilitato ai benefici del GI Bill. In molti casi, i truffatori possiedono già informazioni personali che rendono più credibili le loro richieste.
I passaggi tipici della frode prevedono inizialmente la raccolta di informazioni tramite siti pubblici, la verifica dell’affiliazione militare e dei familiari, per poi proporre truffe adattate al profilo della vittima, come la richiesta di aggiornamento di benefici o la falsa concessione di sovvenzioni. Particolarmente a rischio sono anche i parenti dei veterani, spesso individuati dai malintenzionati attraverso i database commerciali.
Per difendersi, gli esperti consigliano alcune misure: cercare le proprie informazioni online per verificarne la presenza, utilizzare i sistemi di rimozione dati dai broker, mai fornire informazioni personali su chiamate in entrata anche se il chiamante si presenta come autorità ufficiale, modificare le domande di sicurezza presso banche e operatori con risposte difficilmente reperibili online, predisporre una parola d’ordine di emergenza da usare in famiglia e segnalare ogni tentata truffa agli organismi competenti come il VA OIG e la FTC. Rimuovere i dati dai siti pubblici e vigilare costantemente sulla propria esposizione aiuta a limitare i rischi non solo per i veterani ma anche per i loro familiari.
