Una nuova sottocultura digitale, sostenuta da piattaforme online guidate da algoritmi, sta avendo un impatto negativo sulla conversazione pubblica e sulla politica negli Stati Uniti. Questa tendenza è rappresentata da influencer che ricevono incentivi economici e che promuovono la violenza estremista e l’antisemitismo, diventando figure di riferimento per giovani uomini in cerca di validazione.
Hasan Piker, uno degli influencer progressisti più seguiti, è stato indicato tra i principali promotori di antisemitismo da StopAntisemitism nel 2024. Piker è noto per dichiarazioni controverse come “America si meritava l’11 settembre” e per aver minimizzato o negato le violenze commesse da Hamas il 7 ottobre, affermando che la questione delle violenze sessuali in quell’occasione “non importa”. Successivamente ha definito inappropriati alcuni suoi commenti, ma ha continuato a essere presente in eventi pubblici e a collaborare con figure del panorama mediatico e politico, come Trevor Noah e personalità del Partito Democratico. Piker è stato anche sospeso da Twitch dopo aver invocato l’uccisione di un senatore repubblicano, dichiarazione poi ritrattata.
Sull’altro versante politico si trova Nick Fuentes, noto per la negazione dell’Olocausto e per retorica violenta contro gli ebrei. Durante raduni pubblici, Fuentes ha esortato a una “guerra santa” contro gli ebrei e dispone di una base di seguaci che lo acclama. Anche altri influencer come Sneako hanno espresso pubblicamente sostegno a Fuentes. Nonostante queste posizioni estreme, Fuentes ha ricevuto spazio su piattaforme mediatiche mainstream, partecipando a interviste con Piers Morgan e Tucker Carlson, quest’ultimo definendolo “intelligente” e “divertente”.
Anche altri comici e influencer, come Theo Von e Dave Smith, sono citati nell’articolo per il loro ruolo in un ambiente dove commenti violenti, razzisti e discriminatori vengono trattati come semplici provocazioni piuttosto che come minacce reali, rendendo sfumati i confini tra satira e incitamento.
Secondo l’articolo, la ricerca di attenzione e profitti porta a una normalizzazione di idee un tempo inaccettabili, con la complicità di algoritmi che favoriscono i contenuti più estremi. Questo fenomeno contribuisce alla diffusione di antisemitismo e violenza, superando i limiti delle singole comunità e influenzando l’intera società. L’autrice dell’articolo sostiene la necessità che leader politici e piattaforme digitali adottino posizioni ferme contro chi diffonde retoriche disumanizzanti, sottolineando la responsabilità tanto dei produttori quanto dei consumatori di questi contenuti.
