Il Forum Economico Mondiale (WEF) ha revocato l’invito al ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi per il summit di Davos in Svizzera, a seguito delle pressioni dell’organizzazione United Against Nuclear Iran (UANI) e delle diffuse proteste anti-governative in Iran. In un messaggio diffuso sui social, il WEF ha motivato la decisione citando «la tragica perdita di vite civili» avvenuta nelle ultime settimane nel Paese.

Le proteste in Iran, caratterizzate da un duro intervento delle forze di sicurezza, sono ormai alla 22ª giornata e hanno portato a un aumento della pressione sia sul leader supremo Ali Khamenei sia sulle autorità governative. Secondo l’agenzia Human Rights Activists News Agency (HRANA), le manifestazioni hanno coinvolto 624 eventi di protesta, con almeno 24.669 arresti e 3.919 morti confermati, di cui 3.685 erano manifestanti – tra cui 25 minorenni. Circa 9.000 decessi sono ancora oggetto di accertamento.

L’UANI ha accolto con favore la scelta del WEF, sottolineando come non sia opportuno offrire una piattaforma internazionale a rappresentanti del regime iraniano alla luce delle accuse di crimini contro la popolazione e del sostegno al terrorismo. Negli Stati Uniti, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Levitt, ha dichiarato che l’amministrazione Trump segue attentamente la situazione e che ogni opzione resta sul tavolo.