Dopo diverse polemiche e rinvii, il Parlamento si prepara a riprendere la discussione sulla regolamentazione del fine vita. Le commissioni Affari sociali e Giustizia del Senato dovrebbero riavviare l’esame del testo presentato dal senatore Zaffini di Fratelli d’Italia, con possibili riaperture dei termini per gli emendamenti. Questo percorso arriva in seguito alla recente sentenza della Corte costituzionale sulla legge toscana, che ha confermato la legittimità generale della normativa regionale, pur dichiarando alcune parti incostituzionali per violazione delle competenze statali. La Consulta ha sottolineato la necessità di una legge nazionale su tempi, procedure e percorsi di cura, ribadendo l’urgenza di una normativa di livello statale. Il testo in discussione in Senato prevede l’esclusione della punibilità per chi aiuta il suicidio assistito in casi di persone maggiorenni, consapevoli, con patologie irreversibili e inserite in cure palliative.
Le divisioni politiche hanno rallentato l’approvazione della legge, mentre alcune Regioni, tra cui Toscana, Sardegna, Trento e Torino, hanno adottato normative locali sul tema. La maggioranza difende l’impostazione giuridica della proposta di legge, considerata coerente con le decisioni della Consulta, mentre l’opposizione solleva preoccupazioni sull’esclusione del Servizio sanitario nazionale e sul rischio di disuguaglianze territoriali. Il dibattito coinvolge anche esponenti della società civile e del mondo religioso: il cardinale Lojudice, presidente della Conferenza Episcopale Toscana, ha richiamato la necessità di una norma nazionale che salvaguardi il valore della vita. Altri, come l’ex presidente del Veneto Luca Zaia, sottolineano l’importanza di garantire certezze procedurali ed evitare ipocrisie su un tema che riguarda persone concrete. Il Senato dovrà ora tentare di armonizzare i diritti individuali, la tutela della vita e l’uniformità dei percorsi su tutto il territorio nazionale.
