Secondo la Human Rights Activists News Agency, le vittime delle proteste in Iran sono salite a 65, con la maggioranza dei decessi registrata nelle province di Chaharmahal e Bakhtiari, Ilam, Kermanshah e Fars, lontano dalla capitale Teheran. L’Hrana riferisce inoltre di 2.311 persone arrestate. Tuttavia, un medico di Teheran ha dichiarato alla rivista Time che in soli sei ospedali della capitale sarebbero almeno 217 le persone morte tra i manifestanti, per lo più colpiti da proiettili veri. Questi dati indicherebbero un numero di vittime assai più alto rispetto alle cifre ufficiali. Il governo ha quasi azzerato le connessioni Internet e telefoniche nel Paese, una misura attuata da giovedì sera come parte della risposta repressiva. Secondo Netblocks, tale blackout è in corso da più di 36 ore. La BBC segnala che gli ospedali sono sovraccarichi di feriti. Il segretario di Stato USA Marco Rubio ha espresso sostegno ai manifestanti iraniani attraverso un messaggio su X. Intanto Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià di Persia, ha lanciato, tramite un videomessaggio, un appello a uno sciopero generale nel Paese per indebolire i canali finanziari del regime. Il premier israeliano Benyamin Netanyahu, intervistato dall’Economist, ha affermato che eventuali attacchi iraniani avranno gravi conseguenze.