Il senatore Tim Sheehy ha lanciato un allarme sulla crisi dell’industria navale americana, sottolineando che gli Stati Uniti sono ora superati da una flotta cinese in rapida espansione. Secondo Sheehy, la Cina costruisce navi a un ritmo molto più veloce rispetto agli USA: i cantieri navali cinesi sarebbero in grado di realizzare nuove imbarcazioni 230 volte più velocemente e di eseguire riparazioni il 90% più rapidamente rispetto agli omologhi americani. Sheehy attribuisce questa difficoltà al clima di quiete prolungata degli ultimi decenni, che avrebbe portato all’atrofizzazione delle capacità produttive, mentre la fiducia nella stabilità internazionale aveva ridotto la percezione della necessità di mantenere una potente flotta.
Lo stesso Sheehy afferma che la ricostruzione dell’Esercito americano potrebbe richiedere da uno a due anni, mentre ricostruire la base industriale navale rappresenta un compito molto più arduo e di lungo periodo, a causa della perdita di competenze specializzate nella costruzione navale. Gran parte di questa crisi è dovuta, secondo Sheehy, alla conversione degli storici cantieri navali in proprietà immobiliari o ad altre attività più redditizie e considerate meno ‘rumorose’ o ‘inquinanti’, favorendo la delocalizzazione delle industrie pesanti.
La precedente amministrazione Trump ha criticato duramente questo declino. Nel 2025 la Casa Bianca ha emanato un ordine esecutivo per rivitalizzare l’industria navale americana, creando un Piano d’Azione Marittimo volto a facilitare la costruzione privata di nuove navi e ad aumentare la produzione. Trump stesso ha promesso di riportare l’industria ai livelli di un tempo, sottolineando l’importanza strategica di una forte presenza navale. Al momento, il tema dell’insufficienza della flotta è riconosciuto trasversalmente all’ambiente politico americano.