Negli ultimi dieci anni è aumentata la quantità di polveri provenienti dal Sahara che raggiungono l’Italia e l’Europa meridionale. Queste zone presentano oggi una concentrazione doppia rispetto al resto del continente. Secondo uno studio coordinato dall’Istituto Paul Scherrer e pubblicato su Nature, la media attuale di polvere desertica nell’Europa meridionale è di 5,3 microgrammi per metro cubo, circa mezzo microgrammo in più rispetto a dieci anni fa. Hanno collaborato all’analisi anche numerose università italiane e istituti di ricerca.
Le cause dell’incremento sono attribuite all’aridità crescente del Sahara e a cambiamenti nei venti atmosferici che trasportano più polvere verso l’Europa. Nonostante il numero delle tempeste non sia aumentato, la loro intensità sì. La presenza di queste polveri ha ripercussioni su salute pubblica ed efficienza degli impianti solari. Nei giorni con livelli alti di polvere si verificano più decessi legati a infarto e a malattie respiratorie. A lungo termine si possono presentare disturbi come pneumoconiosi, asma e bronchiti croniche.
Poiché le emissioni di polvere desertica sono di origine naturale, non possono essere ridotte con interventi diretti. Tuttavia, interventi per limitare il riscaldamento globale potrebbero ridurre l’aridità nei deserti e quindi anche la diffusione della polvere nel futuro. Gli autori dello studio propongono di istituire sistemi di allerta per concentrazioni elevate di polvere, sul modello di quelli già esistenti per il particolato urbano, per permettere alle persone più vulnerabili di adottare misure di protezione.
