Nel 2024, in Italia sono stati registrati oltre 13.000 nuovi casi di tumore al pancreas, una delle forme tumorali più aggressive e difficili da rilevare precocemente. Secondo Filippo Antonini, consigliere nazionale dell’Associazione Italiana Gastroenterologi e Endoscopisti (Aigo) e direttore dell’Unità di Gastroenterologia ed Endoscopia interventistica di Ascoli Piceno, non esiste ancora uno screening standard per la popolazione generale. Tuttavia, è possibile identificare soggetti a rischio grazie a familiarità e mutazioni genetiche per inserirli in programmi di sorveglianza mirata. La ricerca sta lavorando sull’individuazione di nuovi biomarcatori e tecniche diagnostiche per permettere una diagnosi nelle fasi iniziali.

La malattia colpisce soprattutto persone con più di 60 anni, con fattori di rischio come fumo, obesità, diabete e familiarità, ma può insorgere anche in assenza di questi. Nel 2024 sono stati segnalati 13.585 nuovi casi, suddivisi tra uomini (6.873) e donne (6.712), con un trend in crescita e una possibile comparsa in età più giovane. La diagnosi si basa su esami di imaging come TAC addome con contrasto, risonanza magnetica ed ecoendoscopia, utili per individuare lesioni e stabilirne la diffusione.

Il trattamento può comprendere chirurgia, chemioterapia e radioterapia, spesso combinate. Antonini sottolinea che la chirurgia resta l’unica opzione potenzialmente definitiva, ma pochi pazienti sono diagnosticati in una fase in cui il tumore è operabile. Migliorano anche le procedure palliative e la ricerca è attiva su nuove strategie: uno studio del Centro Nacional de Investigaciones Oncológicas di Madrid ha ottenuto risultati promettenti su modelli animali combinando tre farmaci, ma gli effetti sull’uomo devono ancora essere confermati.