Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia (Aie), il conflitto in Medio Oriente sta provocando la più grande interruzione nella storia dell’approvvigionamento petrolifero mondiale. I produttori del Golfo hanno ridotto la produzione: al momento si registra un calo di almeno 8 milioni di barili di greggio al giorno e altri 2 milioni di barili relativi a prodotti petroliferi, come i condensati, equivalenti a quasi il 10% della domanda globale.

In risposta, l’Aie ha raccomandato il rilascio coordinato di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche mondiali per mitigare la crisi, un intervento descritto dal direttore esecutivo Fatih Birol come il più grande mai effettuato, con impatti significativi sui mercati energetici internazionali. Gli Stati Uniti contribuiranno con 172 milioni di barili, circa il 40% delle loro riserve strategiche, da immettere sul mercato nell’arco di tre mesi.

Nonostante lo sblocco delle riserve, il prezzo del petrolio Brent ha superato i 100 dollari al barile (+9,3%), mentre il WTI statunitense è arrivato a 94,92 dollari (+8,8%), segnalando che i mercati restano preoccupati per la sicurezza delle forniture.

La chiusura o il blocco prolungato dello Stretto di Hormuz — crocevia fondamentale per il trasporto energetico internazionale — è ora una possibilità concreta. Le tensioni sono aumentate dopo che gli Stati Uniti hanno sospeso la protezione militare alle petroliere, secondo quanto riporta il Wall Street Journal.

Oltre al petrolio, anche le forniture di zolfo e acido solforico sono compromesse. Questi prodotti, fondamentali per fertilizzanti, semiconduttori, raffinazione di nichel e fusione del rame, attraversano principalmente lo Stretto di Hormuz. Circa la metà dello zolfo trasportato via mare passa da questa rotta; nella scorsa settimana i prezzi dello zolfo in Cina sono aumentati del 15%, secondo dati riportati da BBC e dagli analisti Argus.