La Federal Reserve, sotto la nuova guida di Kevin Warsh, ha lasciato invariati i tassi di interesse, ma ha segnalato la possibilità di un aumento del costo del denaro entro la fine dell’anno. Diciotto membri del Fomc si sono espressi in modo variegato: nove ipotizzano almeno una stretta entro il 2026, otto sono favorevoli al mantenimento dell’attuale politica per tutto l’anno, mentre solo uno sostiene un allentamento. In occasione della sua prima conferenza stampa, Warsh ha ribadito l’obiettivo della Fed di mantenere la stabilità dei prezzi e controllare l’inflazione, fissata attualmente al 3,6%, ben oltre il target del 2%. Warsh ha anche annunciato un cambio nella comunicazione della Fed, con la riduzione della forward guidance e l’istituzione di cinque task force, tra cui una dedicata alla gestione del bilancio da 6.700 miliardi di dollari e una alla comunicazione stessa. Tra le possibili novità, Warsh ha menzionato la revisione del numero di conferenze stampa, considerate utili solo in presenza di informazioni rilevanti. Sulla scena pubblica, Donald Trump, attualmente in Europa, si è detto fiducioso nelle capacità di Warsh. Il mercato azionario ha reagito negativamente alle prospettive di una possibile stretta monetaria, con le borse in calo di circa l’1%. Warsh ha respinto l’idea di dover scegliere tra il controllo dell’inflazione e il sostegno all’occupazione, sottolineando la volontà della Fed di perseguire una politica monetaria equilibrata.
All’esordio di Warsh la Fed lascia i tassi fermi e apre a un rialzo nel 2026
