Dal 1 gennaio scatterà un aumento dei pedaggi autostradali pari all’1,5%, in linea con l’adeguamento tariffario all’inflazione. La decisione è stata determinata dall’Autorità di regolazione dei trasporti (Art) ed è stata legittimata dalla Corte Costituzionale, che ha dichiarato illegittimi i precedenti blocchi agli aumenti imposti dal Governo dal 2020 al 2023. Secondo la Consulta, i rinvii degli adeguamenti stabiliti da due decreti legge erano in contrasto con gli articoli 3, 41 e 97 della Carta, poiché limitavano la libertà di impresa e l’utilità sociale. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, diretto dal vicepremier Matteo Salvini, ha espresso delusione per la decisione, sottolineando di non poter più intervenire dopo le pronunce della Corte e dell’Art. L’opposizione attribuisce la responsabilità dell’aumento al ministro Salvini, accusandolo di aver fallito nel tentativo di congelare le tariffe. La Lega replica che la decisione spetta alla Corte Costituzionale e non al ministero. L’Autorità di regolazione ha inoltre confermato che la revisione dei pedaggi segue il principio del ‘pay per use’, cioè l’adeguamento è legato agli investimenti effettivamente realizzati delle concessionarie. Il nuovo adeguamento coinvolgerà tutte le società concessionarie autostradali con procedure di aggiornamento dei Piani economico finanziari (Pef) in corso.
Aumentano i pedaggi, Salvini contro la Consulta ma l’opposizione lo attacca
