La proposta della senatrice Bongiorno sulla riforma del reato di violenza sessuale è stata approvata in commissione Giustizia al Senato con i voti favorevoli del centrodestra, inclusa la Lega. Pd, M5S, Avs e Italia Viva hanno votato contro, criticando una svolta che, secondo le opposizioni, stravolge il testo approvato precedentemente alla Camera e rompe l’accordo bipartisan tra Meloni e Schlein.
Il testo base ora si fonda sulla “volontà contraria” della vittima, superando il principio precedente di “consenso libero e attuale”. Bongiorno difende la scelta sottolineando che così si dà centralità alla volontà della donna. Nel corso della giornata, la relatrice ha proposto un nuovo aumento delle pene: da 6 a 12 anni se c’è il ‘no’ della vittima e da 7 a 13 anni nei casi di violenza, minacce o abuso di autorità. Secondo Bongiorno, questa modifica rispondeva in parte alle richieste delle opposizioni, ma il suo vero intento è rafforzare le sanzioni.
Le opposizioni hanno ottenuto soltanto una riapertura delle audizioni e un possibile slittamento dell’esame in aula, previsto per il 10 febbraio. All’esterno del Senato, associazioni femministe e centri antiviolenza hanno manifestato contro la proposta durante la votazione. Nel frattempo, alla Camera deputate della Lega hanno presentato un’altra iniziativa legislativa per aumentare la pena minima per la violenza sessuale da 6 a 8 anni.
Le minoranze hanno espresso disappunto dichiarando di voler continuare la battaglia contro la nuova impostazione. Bongiorno si dice determinata a portare avanti la riforma e mira a un testo che raccolga il più ampio consenso possibile.
