A Niscemi, in provincia di Caltanissetta, una frana dal fronte di quattro chilometri continua ad avanzare, costringendo oltre 1.500 persone a lasciare le proprie case. Secondo quanto dichiarato dal capo della Protezione civile, Fabio Ciciliano, la collina sta cedendo sulla piana di Gela e diversi sfollati non potranno più rientrare nelle abitazioni. È in corso un censimento delle persone da sostenere e si sta preparando un piano per la loro definitiva delocalizzazione. L’area più colpita, la cosiddetta zona rossa, è al momento inaccessibile anche alle forze dell’ordine e ai vigili del fuoco, fino al termine del deflusso dell’acqua. Non è quindi ancora possibile stimare i danni complessivi.

Quando sarà possibile accedere, verranno effettuate verifiche sugli edifici; secondo il vicesindaco Pietro Stimolo molti di essi sarebbero stati costruiti prima del 1977, senza necessità di concessioni edilizie. Alcuni degli sfollati hanno manifestato davanti al municipio. Il presidente della Regione Sicilia, Renato Schifani, ha assicurato un piano per assegnare nuovi alloggi a chi non potrà rientrare, anche attraverso il contributo per l’autonoma sistemazione, che prevede 400 euro per famiglia più 100 euro per ogni componente, fino a massimo 900 euro al mese. Tuttavia, non è ancora certa la data di erogazione degli aiuti.

Sul posto è giunto anche il procuratore di Gela, Salvatore Vella, per un sopralluogo, senza che al momento siano state avviate inchieste. Presenti anche rappresentanti politici, come la segretaria del Pd Elly Schlein, che ha chiesto destini di fondi a favore delle zone colpite dal maltempo.

Niscemi aveva già vissuto una frana simile nel 1997 nelle stesse aree di Sante Croci, Pirillo e Canalicchio. Allora furono 400 gli sfollati e 48 case, più la chiesa di Sante Croci, furono demolite. Lo stato di emergenza per quell’evento durò fino al 2007. Anche nel 1790 si verificò una frana analoga nella stessa zona.

La Coldiretti ha segnalato che la situazione degli agricoltori è molto difficile, dovendo percorrere decine di chilometri in più per raggiungere i campi, con conseguenti forti aumenti dei costi e difficoltà per la raccolta e il trasporto degli ortaggi. L’associazione ha offerto il proprio aiuto con mezzi agricoli e la messa a disposizione della sede locale.

Secondo i geologi, il rischio di frane nell’area era noto da tempo e legato alla situazione di dissesto del territorio.