Eurostat stima che nel 2025 il rapporto deficit/Pil dell’Italia sarà al 3,1%, in calo rispetto al 3,4% stimato per il 2024. Questi valori, confermati anche dall’Istat, non consentono al Paese di uscire dalla procedura europea per disavanzo eccessivo, esaminata dalla Commissione UE a inizio giugno. Il debito pubblico italiano viene previsto in aumento al 137,1% del Pil nel 2025, rispetto al 134,7% dell’anno precedente, rappresentando il secondo valore più alto nell’Unione Europea dopo la Grecia (146,1%, in calo). La Francia segue con un debito in crescita al 115,6% del Pil.
Nel resto dell’Eurozona, Eurostat segnala una leggera diminuzione del deficit pubblico al 2,9% del Pil nel 2025, mentre nell’insieme UE resta stabile al 3,1%. Il debito, tuttavia, cresce nell’Eurozona all’87,8% e nell’Unione Europea all’81,7%. La maggior parte degli Stati membri prevede un deficit, con eccezioni tra cui Cipro, Danimarca, Irlanda, Grecia e Portogallo che registrano surplus. I deficit più alti si trovano in Romania, Polonia, Belgio e Francia. L’Italia, assieme ad altri dieci Paesi, supera la soglia del 3% fissata dalle regole europee.
Secondo Istat, nel 2025 l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche ammonta a -69,4 miliardi di euro (-3,1% del Pil), in miglioramento rispetto all’anno precedente. Il saldo primario risulta positivo allo 0,8% del Pil, mentre la spesa per interessi si attesta al 3,9%. I dati, inclusi nella comunicazione semestrale prevista dal Protocollo sulla Procedura per i disavanzi eccessivi (PDE) del Trattato di Maastricht, rispettano le scadenze e nessuna riserva è stata espressa da Eurostat sui numeri forniti dall’Italia.
Sul fronte politico, diversi leader di opposizione commentano negativamente i dati economici diffusi. Matteo Renzi (Italia Viva) sottolinea il mancato raggiungimento del 3% sul deficit/Pil e critica la gestione economica del governo Meloni. Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni (AVS) invitano l’esecutivo a rinunciare agli aumenti della spesa militare, evidenziando i vincoli imposti dalla procedura d’infrazione. Giuseppe Conte (M5S) accusa il governo di politiche di tagli e austerità inefficaci, con un impatto negativo su settori come sanità, scuola e imprese. Francesco Boccia (PD) chiede un chiarimento alla maggioranza di governo riguardo le previsioni economiche ritenute fallimentari e punta il dito contro l’aumento del debito.
