La Commissione europea ha illustrato una serie di proposte per rispondere alla crisi energetica legata alla guerra in Medio Oriente, puntando su diversi strumenti: nuovo quadro di aiuti di Stato per i settori più colpiti, coordinamento europeo delle riserve di gas e petrolio, voucher energetici e riduzioni delle accise sull’elettricità per le famiglie vulnerabili. Il piano “Accelerate Eu” prevede, entro maggio, una proposta per abbassare la pressione fiscale sull’energia per le industrie ad alto consumo e i nuclei in maggiore difficoltà. L’obiettivo è rendere l’elettricità meno onerosa rispetto ai combustibili fossili e introdurre raccomandazioni per contenere i consumi energetici. Da ottobre a marzo, in seguito al conflitto e alla chiusura dello Stretto di Hormuz, l’Unione Europea ha speso 24 miliardi di euro per l’import di combustibili fossili, con conseguenze economiche che secondo Bruxelles dureranno diversi mesi e avranno ripercussioni anche sul piano sociale. La Commissione prevede di aggiornare entro aprile il quadro degli aiuti di Stato, che sarà in consultazione presso i Paesi membri, per coprire fino al 50% dei costi extra del carburante per settori come trasporti e agricoltura. Per giugno si annuncia un piano per l’elettrificazione con primi obiettivi vincolanti. Inoltre, è prevista una revisione della direttiva sulle scorte di petrolio e un catalogo di misure per ottimizzare i risparmi energetici e incrementare energie pulite. Bruxelles lavorerà anche per dare agli Stati membri più flessibilità nella tassazione dell’energia, in modo da sostenere industrie e famiglie vulnerabili. Tra le altre misure citate vi sono incentivi fiscali, sostegni al reddito e interventi sui prezzi. Infine, la Commissione apre alla possibilità per i singoli Stati di introdurre una tassazione sugli extra profitti. Il commissario europeo all’Energia, Dan Jorgensen, ha dichiarato che le prospettive dei mercati energetici restano negative anche in caso di pace immediata tra i Paesi coinvolti: secondo Jorgensen, la crisi attuale è paragonabile per gravità a quelle del 1973 e del 2022, e potrebbero essere necessari almeno due anni per ripristinare le infrastrutture di produzione e trasporto del gas in aree strategiche come il Qatar.
L’Ue lancia il piano contro il caro energia, ‘aiuti di Stato e voucher’
