La Corte di Cassazione ha confermato le condanne pronunciate nel processo d’appello ter per la strage ferroviaria di Viareggio, avvenuta il 29 giugno 2009, in cui persero la vita 32 persone e oltre cento rimasero ferite a causa del deragliamento e dell’esplosione di un treno merci carico di Gpl. La sentenza rende definitive le responsabilità di Mauro Moretti, ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e Rfi, condannato a cinque anni di reclusione, pena che dovrà scontare in carcere. Passano in giudicato anche le condanne per altri dieci imputati, tra ex dirigenti e tecnici delle società coinvolte nella gestione e manutenzione del convoglio deragliato, con pene comprese tra sei e due anni di reclusione. Per tutti l’accusa principale era di disastro ferroviario colposo, mentre per Moretti si aggiungeva quella di incendio.

La decisione segue le richieste della Procura generale, che aveva proposto il rigetto dei ricorsi presentati dagli imputati e la conferma delle pene stabilite dal tribunale di appello di Firenze. In quel processo, il riconoscimento delle attenuanti generiche aveva comportato una riduzione della pena, in virtù anche del risarcimento dei danni alle vittime e ai familiari, giudicato però tardivo e attuato da un soggetto terzo.

Nelle motivazioni della sentenza, i giudici hanno sottolineato la necessità di trovare un equilibrio tra il riconoscimento delle attenuanti e la gravità eccezionale delle condotte accertate, oltre ai danni provocati dalla vicenda, giudicata una delle tragedie ferroviarie più gravi degli ultimi decenni italiani. La difesa di Moretti, rappresentata dall’avvocata Ambra Giovene, si è dichiarata indignata e ha annunciato la possibile presentazione di un’istanza per ottenere gli arresti domiciliari.