Due tragedie hanno segnato le ultime 24 ore nel Mediterraneo durante i tentativi di attraversata verso l’Europa: diciotto persone sono morte al largo di Bodrum, in Turchia, a seguito del naufragio di un gommone nell’Egeo; altre 19 sono state trovate senza vita, probabilmente a causa del freddo, su un natante nelle acque internazionali a 85 miglia a Sud di Lampedusa, partito da Abu Kammash, in Libia. Su quest’ultima imbarcazione viaggiavano circa 80 persone; tre risultano disperse mentre 58 superstiti, tra cui 16 donne e 7 minori (di cui quattro non accompagnati e tre bambini), sono stati condotti a Lampedusa. Sette migranti hanno necessitato di cure mediche immediate per ipotermia e intossicazione da fumi di idrocarburi; due adulti, in condizioni molto gravi, sono stati trasferiti in ospedale a Palermo. Il gommone era stato avvistato da un aereo italiano che aveva allertato le autorità libiche, tunisine e maltesi; nessuno ha potuto intervenire e così una motovedetta italiana ha effettuato il salvataggio. I superstiti sono stati trovati in uno stato di grave sofferenza, tra cadaveri e persone semi incoscienti. Tra loro, una giovane donna ha raccontato di aver tenuto in braccio per tutto il viaggio un bambino di circa un anno, la cui madre è tra le vittime. Le autorità stanno ricostruendo la vicenda del piccolo, grazie anche all’aiuto di mediatori culturali e del personale di Croce Rossa. Secondo l’organizzazione Sea Watch, negli ultimi tre giorni almeno 104 persone hanno perso la vita nel Mediterraneo centrale. Le condizioni meteo continuano a essere difficili e potrebbero esserci altre imbarcazioni in pericolo. Medici Senza Frontiere ha affermato che i decessi sarebbero stati causati da ipotermia e dalla mancanza di vie di fuga sicure.