Centinaia di petroliere commerciali sono rimaste bloccate su entrambi i lati dello stretto di Hormuz dal 18 aprile, dopo che l’Iran ne ha disposto la chiusura e ha rafforzato i controlli nell’area. Secondo quanto riportato, alcune imbarcazioni sono state attaccate con colpi d’arma da fuoco e missili, provocando gravi rischi per gli equipaggi e danni alle merci. L’accesso allo stretto, da cui passa circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio, è stato interdetto su ordine delle Guardie della Rivoluzione iraniane (IRGC), che minacciano azioni contro le navi considerate in cooperazione con il ‘nemico’.
Unità della Marina statunitense stanno attuando un blocco navale dei porti iraniani, misura confermata dal Comando Centrale degli Stati Uniti, che la descrive come applicata ‘imparzialmente contro tutte le imbarcazioni’. Gli Stati Uniti chiedono a Teheran di riaprire lo stretto, mentre le autorità iraniane condizionano questa possibilità alla rimozione dell’embargo sui propri porti.
Gli equipaggi delle navi, tra cui quelli della compagnia di navigazione Hapag-Lloyd, risultano fermi da settimane in prossimità di Dubai, manifestando disagio crescente per la monotonia, la frustrazione e la difficoltà di gestire incidenti a bordo, come incendi causati da frammenti di bombe. Il rischio di mine in mare ha inoltre reso quasi impossibile assicurare il passaggio delle navi nell’area.
Le autorità indiane hanno espresso preoccupazione dopo che sono stati confermati spari nei pressi di alcune imbarcazioni. L’Iran giustifica le proprie azioni come risposta alle pressioni economiche esterne e al blocco alle sue esportazioni di petrolio, definendole una forma di ‘guerra economica’.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che non intende cedere a quello che ha definito un ‘ricatto’ da parte iraniana, ribadendo l’intenzione di mantenere in vigore il blocco navale. La situazione nello stretto di Hormuz rimane dunque altamente instabile, con tensioni diplomatiche e militari in crescita.
